(di Giuseppe Nobile)
I corpi del Sistema Solare che transitano nei pressi della Terra non sono solo asteroidi.
(di Giuseppe Nobile)
I corpi del Sistema Solare che transitano nei pressi della Terra non sono solo asteroidi.
(di Giuseppe Nobile)
Il 20 dicembre 2000 una Astro Alert, diffusa tramite e-mail su Internet, annunciava la scoperta di un nuovo asteroide. Il servizio Astro Alert gestito dalla redazione del periodico “Sky & Telescope” consente di essere tempestivamente informati su tutto quanto, o quasi, di nuovo fa la sua apparizione in cielo.
(di Rosa M. Mistretta)
Hanno il nome del Dio del Fuoco. La loro attività si è rivelata cruciale nel processo di formazione della Terra: possono creare enormi fiumi incandescenti, agire termicamente sull’atmosfera, sommergere di cenere un’isola, generare ondate d’acqua e di lava.
(di Giuseppe Nobile)
…..Un binocolo è sufficiente per individuare, accanto al grande pianeta, quattro stelle in lento moto. In realtà stelle non sono, ma i satelliti scoperti da Galileo.
Gli scienziati si sono sempre chiesti come piccoli cristalli di silicato, che in genere necessitano di alte temperature per formarsi, si possano trovare nelle comete che, come è risaputo, sono costituite essenzialmente di ghiacci.
(di Daniela Villani)
“Per cominciare, l’uomo probabilmente non sarebbe mai esistito se la Terra non avesse avuto una luna” …
(di Daniela Villani)
Terra e Luna: due pianeti (o meglio un pianeta, la Terra, e il suo satellite, la Luna) che viaggiano insieme nello spazio, ormai, da miliardi di anni!
La loro è la storia di una lunga amicizia iniziata, secondo l’ipotesi più accreditata, drammaticamente, quando un oggetto massiccio (forse più di Marte) colpì la Terra.
Venus Express ha mostrato per la prima volta il processo di perdita della sua atmosfera sul lato diurno del pianeta. La sonda interplanetaria aveva già rivelato che la maggior parte della perdita dell’atmosfera avveniva nel lato notturno di Venere.
Un nuovo oggetto del Sistema Solare……un “pianeta minore” con il nome prosaico di 2006 SQ372, a poco più di 3 miliardi di chilometri dalla Terra.
Test nel mini laboratorio a bordo del Lander Phoenix (NASA) hanno identificato la presenza di acqua in campioni di suolo marziano. Mercoledì scorso, il braccio robotico del lander ha riposto i campioni di suolo in uno strumento che ha identificato la presenza di vapor d’acqua emessa dai campioni sottoposti a processo di riscaldamento.
I minerali di tipo argilloso, chiamati fillosilicati, hanno preservato informazioni sulle interazioni tra l’acqua e le rocce, avvenute in un tempo antecendente al cosiddetto periodo Noachiano della storia di Marte, approssimativamente tra 4.6 e 3.8 miliardi di anni fa.
Questo periodo corrisponde alla prima fase di formazione del Sistema Solare, quando la Terra, la Luna e Marte subivano un “bombardamento cosmico” da parte di comete ed asteroidi. Sulla Terra rocce così antiche sono state per la maggior parte distrutte a causa della tettonica a placche. Sulla Luna, al contrario, tali rocce sono state preservate ma mai esposte all’acqua liquida. Sulla superficie di Marte, infine, le rocce contenenti fillosilicati sono una testimonianza unica relativa agli ambienti acquatici del passato, probabilmente adatti alla vita nelle prime fasi di formazione del Sistema Solare.
“I minerali presenti nell’antica crosta marziana mostrano una varietà di ambienti umidi” dice John Mustard, membro del team di CRISM dalla Brown University, e primo nome nello studio pubblicato su Nature. “In molte zone studiate le rocce sono soltanto leggermente alterate dall’acqua liquida, ma in pochi altri posti le rocce sono state talmente alterate che una grande quantità di acqua deve necessariamente essere fluita abbondantemente. Questo è davvero molto eccitante poiché abbiamo trovato dozzine di siti dove future missioni esplorative possono atterrare per comprendere se Marte abbia mai potuto essere abitabile e se così, cercare i segni di una vita passata”
In un altro studio pubblicato il 2 giugno in Nature Geosciences è stato evidenziato che le condizioni ricche di acqua su Marte sono persistite per un lungo periodo: aa migliaia a milioni di anni dopo la formazione delle argille.
“La distribuzione di argille nell’antico letto del lago dimostra che l’acqua è persistita per migliaia di anni”, afferma Bethany Ehlmann, un altro membro del CRISM team della Brown University. Ehlmann è l’autore dello studio su un antico lago all’interno del bacino da impatto chiamato Jezero Crater, nell’emisfero nord del pianeta. “Le argille sono eccezzionali nell’intrappolare e preservare materiale organico, così se la vita è esistita in questa regione, c’è una reale possibilità che la sua chimica sia stata preservata nel delta”.
Gli strumenti di CRISM sono migliori di qualsiasi altro strumento finora inviato su Marte e per tale ragione ha potuto rivelare variazioni nel tipo e nella composizione dei fillosilicati. In tutto sono stati identificati 3 differenti classi di minerali legati alla presenza di acqua e datati al primo periodo Noachianono. Le variazioni nella composizione dei minerali suggeriscono che sono certamente avvenuti differenti processi che hanno visto il coinvolgimento dell’acqua su Marte.
“Stiamo ora procedendo ad identificare e compilare una lista di siti dove future missioni possono atterrare con lo scopo di analizzare la chimica organica di Marte e forse determinare se mai sia esistita la vita sul Pianeta Rosso”, afferma Murchie.
[Fonte: http://www.astronomy.com]
Uno degli oggetti più grandi della cosiddetta Kuiper Belt (un anello di corpi ghiacciati posto al di là di Nettuno e che orbita intorno al Sole) ha finalmente un nome: MakeMake il dio creatore, al quale era dedicata la cerimonia dell‘Uomo-uccello nella cultura dell’Isola di Pasqua.
Osservando con i telescopi GEMINI, due astronomi hanno scoperto per la prima volta asteroidi con uno spettro simile a quello delle “condriti ordinarie”, i più comuni meteoriti che si rinvengono in genere sulla Terra.
Pensavamo che fosse totalmente asciutta, ma ora sembra proprio che la secca superficie della Luna abbia acqua nascosta al di sotto di essa.
Esperti di tutto il mondo si incontreranno in Francia alla fine di questa settimana per pianificare il progetto di un’ambiziosa missione robotica per il rientro sulla Terra di campioni di roccia prelevati dalla superficie di Marte (sample return)….la più grande avventura interplanetaria mai realizzata dalla conquista dell’uomo sulla Luna.
La missione Cassini della NASA ha chiuso il primo capitolo del suo viaggio verso Saturno e sta per intraprendere un nuovo ciclo di 2 anni che sarà rivolto a nuovi ed affascinanti interrogativi sulle due lune, Titano ed Encelado.
Gli scienziati hanno discusso per più di 30 anni circa l’origine delle regioni lisce presenti sulla superficie di Mercurio e sull’origine del suo campo magnetico. Ora, le analisi dei dati ottenuti mediante il flyby della sonda MESSENGER (Mercury Surface, Space Environment, Geochemistry and Ranging) hanno evidenziato che una qualche attività vulcanica sia stata coinvolta nel processo di formazione delle regioni con minore presenza di crateri e che il campo magnetico sia attivamente generato dal nucleo del pianeta.
Le regioni polari di Marte sono i maggiori ”serbatoi” di materiale volatile sul pianeta. A causa delle condizioni ambientali, durante il periodo invernale la temperatura raggiunge valori tali da indurre la condensazione dell’anidride carbonica (il maggiore costituente dell’atmosfera marziana) sulla superficie delle regioni polari.
Marte è il quarto pianeta del Sistema Solare (banale affermazione). Dista dalla Terra mediamente 79 milioni di chilometri, nonostante in condizioni di massimo avvicinamento può arrivare a “soli” 55 milioni di chilometri.
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