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Ai confini di un buco nero (quello al centro della nostra galassia)

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La colonna di colore bianco che emerge dal polo raffigura un getto di gas espulso, con velocità prossime a quelle della luce, dalle regioni vicine al buco nero. (FONTE: NASA)Combinando osservazioni con i telescopi delle Hawai, dell’Arizona e della California, gli astronomi hanno rivelato la struttura dei confini di un buco nero. L’area osservata è così piccola che è paragonabile alle dimensioni di una palla da baseball sulla Luna vista dalla Terra. Queste osservazioni sono tra quelle con la maggiore risoluzione mai ottenuta prima. 

“Questa tecnica fornisce una ‘vista’ unica della regione della nostra galassia, dove risiede il buco nero centrale”, afferma Sheperd Doeleman del MIT (Massachusetts Institute of Technology) e primo autore dello studio che è stato  pubblicato su Nature il 4 settembre.

“Nessuno ha mai osservato prima d’ora il centro galattico con questa risoluzione”, afferma un altro co-autore dell’articolo, Jonathan Weintroub del Harvard-Smithsonian Center for Astrophysics (CfA). “Abbiamo osservato a livelli di scala tali da poter distinguere l’orizzonte degli eventi del buco nero: quella regione all’interno della quale nulla può più uscire, neanche la luce”.

Utilizzando una tecnica definita Very Long Baseline Interferometry (VLBI), un team di astronomi diretti da Doeleman ha impiegato un insieme di telescopi per studiare le onde radio provenienti dall’oggetto conosciuto con il nome di Sagittarius A. Mediante questa tecnica interferometrica, i segnali radio provenienti dai vari telescopi vengono combinati insieme  per creare l’effetto di un’osservazione fatta con un unico telescopio gigante, grande quanto la distanza massima tra i telescopi utilizzati. Se ad esempio due telescopi distassero 100 km, allora questa tecnica permette di ottenere lo stesso risultato che si avrebbe con un unico radiotelescopio grande 100 km!!!

Come sappiamo, più è grande un telescopio e maggiori sono i dettagli che possiamo osservare per un qualsiasi oggetto celeste. Ed è proprio per questo che questa tecnica è stata impiegata per osservare Sagittarius A.

La lunghezza d’onda radio emessa da Sagittarius A è 1.3 mm ed è particolarmente interessante poiché riesce ad abbandonare il centro galattico molto meglio di altre lunghezze d’onda maggiori, che vengono assorbite dalla materia presente tra il centro della nostra galassia e noi. Se osservassimo a lunghezze d’onda maggiori di 1.3 mm è come se cercassimo di distinguere qualcosa attraverso la nebbia. In genere VLBI è limitato ad una lunghezza d’onda minima di osservazione pari a 3.5 mm, però, grazie ad un’innovativa strumentazione e ad una particolare tecnica gli astronomi sono riusciti a spingersi fino alla lunghezza d’onda di 1.3 mm.

E’ stato possibile, così, distinguere strutture fino a 37 microsecondi d’arco. Basti pensare che la Luna piena, che ha un diametro apparente di 0.5° in paragone ha un’estensione 1.800.000.000 maggiore delle strutture  osservate!!!!

Nonostante tutto, con tre telescopi è possibile solo determinare vagamente la forma della regione emittente. Misure future serviranno a fare maggiore chiarezza su quanto oggi osservato: una struttura luminosa intorno al buco nero e una “macchia calda” orbitante che può forse essere un jet di materia.

“Questo lavoro pionieristico dimostra come sia possibile effettuare tale tipo di osservazioni”, ha commentato il teorico Avi Loeb della Harvard University, che non ha partecipato a questa campagna osservativa. ” Si è inoltre aperta una nuova prospettiva per studiare la struttura dello spazio-tempo intorno ad un buco nero, che permetterà di testare ancor meglio la teoria della gravità proposta da Einstein”.

Il team prevede di sviluppare strumenti innovativi per rendere le osservazioni ancor più sensibili alla lunghezza d’onda di 1.3 mm. Si spera, inoltre, di sviluppare ulteriori stazioni osservative per aumentare la linea di base per la tecnica interferometrica ed aumentare così la risoluzione. Progetti futuri, inoltre, pianificano di includere osservazioni a lunghezze d’onda più corte, come ad esempio a 0.85 mm. E’, dunque, soltanto l’inizio!

Le supernovae e i gamma-ray bursts

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Il 9 gennaio, il satellite Swift cattura l´immagine di un x-ray busrt fa una stella in esplosione. Pochi giorni dopo, SN2008D apparsa nella banda visibile. (NASA/Swift Science Team/Stefan Immler)Un team di astronomi europei ha ipotizzato che una recente supernova potrebbe non essere così ordinaria come inizialmente si pensava. Pare che la stella esplosa sia collassata in un buco nero, producendo deboli getti, che in genere sono caratteristici di un’altra tipologia di corpi celesti: i gamma-ray burst. 

Scoperta una colonia di ammassi stellari in una lontana galassia

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La distante galassia ellittica al centro del riquadro dell´immagine ospiti con ogni probabilità migliaia di ammassi globulari (Immagine: NASA/ESA/H Richer/UBC/J Kalirai/UCSC)Mentre osservavano le stelle della Via Lattea con Hubble Space Telescope, gli astronomi sono incappati in una sensazionale scoperta: una galassia distante brulicante di ammassi stellari troppo deboli per essere percepiti con altri telescopi.

 

Marte (Vite Extraterrestri) - Parte 1

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La zona abitabile in diversi sistemi con stelle di masse differenti (al centro vi è il nostro Sistema Solare Non in scala. (Fonte Wikipedia).Ed eccoci al primo piccolo salto fuori dalla Terra, alla ricerca di vite extraterrestri.

Perchè iniziare proprio con Marte? Beh! presumo che ognuno di voi abbia una risposta già bella e pronta….ma cercherò di giustificare, in ogni modo, questa mia scelta.

I Misteriosi Figli della Gravità

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Rappresentazione immaginaria di un buco nero.La forza di gravità è una delle quattro forze fondamentali della natura.Diversamente dalle prime tre, la nucleare forte, la nucleare debole e l’elettromagnetica, la forza di gravità agisce esercitando un’influenza esclusivamente attrattiva su ogni massa, fino a distanze molto grandi. Non vi è, dunque, alcuna differenza fra la forza che induce gli oggetti sulla Terra a cadere verso il basso, i pianeti a compiere orbite ellittiche intorno al Sole, le galassie a raggrupparsi in ammassi.

La Spettacolare Esplosione delle Stelle

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Raffigurazione Murale del Popolo Anasazi che raffigura con ogni probabilità l’esplosione della supernova del 1054 d.c.L’apparente immutabilità della volta celeste, scandita dall’armonioso moto del Sole e dei pianeti, rendeva l’uomo dell’antichità certo del suo ruolo di spettatore privilegiato al centro dell’Universo. Tale convinzione veniva meno ogni qualvolta fenomeni spettacolari e inspiegabili, come l’apparire fugace di nuove e luminosissime stelle, inducevano perplessità e stupore in chi le osservava.

 

L’incredibile uniformità della natura: dal nucleo stellare al Pianeta della vita

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La Galassia Sombrero (conosciuta anche con le sigle M 104 o NGC 4594) è una galassia nella costellazione della Vergine. Particolarmente conosciuta grazie alla famosa banda scura al centro.(di Rosa Maria Mistretta)

Dei 92 elementi chimici esistenti in natura, 68 sono stati osservati nelle stelle. Queste hanno all’incirca tutte la stessa composizione chimica, con l’idrogeno che, nel caso del Sole, è presente al 91,2 % (in termini di numero di atomi), seguito dall’elio all’8,7 %, mentre tutti gli altri elementi chimici si ripartiscono nel restante 0,1 %.

Hubble fotografa i fuochi d’artificio celesti!

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Resti della supernova SN 1006. [NASA/ESA/Hubble Heritage Team (STScI/AURA)]Il telescopio spaziale Hubble ha catturato un’immagine composta di stelle e nastri di gas tra i resti di una supernova. 

Un delicato nastro di gas fluttua magicamente nella nostra galassia. Il getto di una nave spaziale aliena? L’emissione in prossimità di un buco nero? No! niente di tutto questo.   
Quest’immagine è stata catturata dal telescopio spaziale Hubble ed è una piccolissima porzione di cielo in direzione della quale sono stati inquadrati i resti di una supernova, generati dall’esplosione stellare avvenuta più di mille anni fa.
L’1 maggio del 1006 D.C., popolazioni dall’Africa all’Europa e fino all’estremo Est sono stati testimoni dell’apparire improvviso di una stella brillante. I testimoni dell’epoca non potevano immaginare che si trattasse della tremenda esplosione di una supernova distante 7000 anni luce da noi.

Probabilmente è stata la supernova più brillante mai vista nella storia dell’uomo per la quale abbiamo ereditato una testimonianza da passato. nonostante l’enorme distanza da noi la sua luminosità superò quella di Venere e fu visibile persino in pieno giorno per diverse settimane.

Soltanto dalla metà degli anni ‘60 i radioastronomi hanno prima rilevato un anello circolare di materiale nella posizione dove era stata identificata secoli prima la supernova. L’anello presentava un diametro di circa 30 minuti d’arco (quanto la Luna piena). La dimensione dell’anello circolare implica che l’onda d’urto, dovuta all’esplosione, si è espansa nel corso dei mille anni trascorsi dall’evento ad una velocità media di circa 32 milioni di chilometri all’ora!

Nel 1976 è avvenuta  la prima detezione di una debole emissione ottica dei resti di supernova, ma soltanto per un filamento localizzato ai confini nordovest dell’anello radio. Una sottile porzione di questo filamento è stata ora ripresa dall’occhio di Hubble. L’immagine a forma di nastro attorcigliato visto da Hubble corrisponde alle zone dove l’onda d’urto in espansione sta letteralmente spazzando via il tenue gas circostante.

Il gas, composto prevalentemente da idrogeno, è scaldato dalla velocissima onda d’urto e per tale ragione emette nel visibile. In parole povere, l’emissione ottica fornisce una vera e propria dettagliata fotografia delle attuali posizione e geometria del fronte d’onda. Le zone brillanti ai bordi del nastro di gas visibile corrispondono  alle zone dove l’onda d’urto è vista esattamente di taglio lungo la linea di vista.

Oggi sappiamo che SN 1006 ha un diametro di 60 anni luce ed è ancora in espansione a circa 10 milioni di chilometri orari. Perfino a queste velocità enormi si dovrà attendere molti anni per apprezzare una significativa variazione dovuta al moto di espansione dell’onda d’urto rispetto alle stelle sullo sfondo.

L’immagine riportata è una composizione ottenuta da osservazioni effettuate con Hubble’s Advanced Camera for Surveys nel febbraio 2006 e da osservazioni nel blu, nel giallo-verde e nel vicino infrarosso, effettuate con la Wide Field Planetary Camera 2 , nell’aprile 2008.

 

Gli extraterrestri sono tra noi

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Il batterio Semplici forme di vita adattate ad ambienti estremi sulla Terra potrebbero essere gli abitanti di mondi alieni

(di Rosa M. Mistretta)

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