Per apprezzare davvero la bellezza della vita negli oceani, si dovrebbe guardare di notte. Quando il sole tramonta, la vita nei mari si accende di abbaglianti colori e luci che rivaleggiano con i migliori spettacoli di fuochi d'artificio.
Una straordinaria varietà di bioluminescenza (la naturale produzione di luce visibile attraverso una reazione chimica) utilizzata per la corsa alimentare, per attirare i compagni della stessa specie, o spaventare gli intrusi. Nella galleria riportata, vedremo alcuni dei più selvaggi e intelligenti usi della luce nel mare.
Essere senza ventose sembra porre lo Stauroteuthis syrtensis (Figura 1) in grande svantaggio, rispetto ad un polpo, ma questo polpo d'acque profonde pare gestisca molto bene questa cosa. Al posto delle ventose abituali esso presenta file di fotosfori lampeggianti, che utilizza astutamente per attirare la sua preda a morte certa o per spaventare gli intrusi. Lo Stauroteuthis si nutre di piccoli crostacei che sono attratti dalla luce. Una volta che la creatura è vicina all'ignara preda, l'afferra intrappolandola trappole in una rete di muco prodotto da ghiandole si suoi tentacoli. Sönke Johnsen e colleghi, dell'università di Duke, hanno osservato che, quando disturbato, il polpo allarga i suoi tentacoli ed espone tutti i suoi fotosfori lampeggianti nel tentativo di spaventare gli ospiti indesiderati.
C'è chi invece usa la bioluminiscenza per poter fare una passeggiata tranquilla tra i pericoli dei mari profondi.
Questo è il caso di alcuni particolari gamberi di profondità che in caso di pericolo spruzzano dalla base delle antenne un fluido luminescente di colore azzuro (figura 2). La luce emessa stordisce temporaneamente il predatore, concedendo al gambero la possibilità e il tempo di fuggire lontano.
Il Calamaro di Vetro (Figura 3), invece, è un maestro del travestimento luminoso. Al contrario di altre specie che usano la luminescenza per catturare le prede, il calamaro di vetro vi veste di un mantello luminoso per confondere e difendersi dai i suoi nemici. Quasi completamente trasparente, per confondere potenziali predatori fa uso di emettitori posti alla base degli occhi, in modo da annullare le ombre proiettate dagli occhi stessi (gli unici organi a non essere trasparenti). L'effetto di questa strategia è quello di "spezzare" la silhouette del calamaro imitando l'intensità e il colore dei riflessi di luce provenienti dalla superficie del mare.
Per sopravvivere agli oscuri recessi del mare, è comunque meglio avere occhi aguzzi! Preferibilmente capaci di vedere attraverso gli inganni visivi messi a punto dagli altri animali. Tra tutti certamente quello che "nuota sopra la mischia" è il pesce dal naso corto e gli occhi verdi, il Chlorophthalmus agassizi (Figura 4).
Come molti predatori del mare profondo presenta entrambi gli occhi rivolti verso l'alto alla ricerca di prede che oscurano la poca luce proveniente dalla superficie. Il pigmento verde fluorescente presente nei suoi occhi agisce da filtro, assorbendo la luce dell'ambiente immenso nel blu profondo del mare. I ricercatori credono che questa caratteristica consenta al Chlorophthalmus agassizi di distinguere tra le sfumature di blu più chiare, emesse da altre creature bioluminescenti, e quelle più intense del mare.








