C'è più di un modo per far esplodere una stella. Oggi conosciamo due divese modalità, ma forse potrebbe essercene una terza.
Un team di astronomi ha individuato due supernovae che sembra non si adattino alle gategorie finora conosciute, anche se molti altri astronomi sostengono che non vi sia niente di veramente nuovo in quello che è stato osservato.
Il primo tipo di supernova conosciuto si verifica quando una stella esplode in un sistema binario. Una nana bianca, grossomodo della massa del Sole, continua a strappare materia dalla sua vicina orbitale. Ad un certo punto la stella che assorbe la massa sottratta dalla sua compagna diviene instabile e, proprio come un palloncino gonfio di troppa aria, la massa accumulata innesca un'esplosione termonucleare talmente potente da distruggere la nana bianca. Questa classe di supernovae è denominata di classe Ia. La luminosità e la durata di queste suppernovae sono talmente precise da essere adottate dagli astronomi per misurare la distanza di altre galassie e misurare il tasso di accelerazione dell'Universo. Tecnicamente vengono impieate come calibratori di distanza.
La seconda tipologia di supernovae, di tipo IIa, si verifica quando una giovane stella gigante, della massa di circa 10 volte il Sole, crolla letteralmente sotto il proprio peso. Lo "scricchiolio" gravitazionale della stella rilascia una tale di energia, da espellere nello spazio una grande quantità di materiale della stella, attraverso una vera e propria esplosione di materia ed energia. Della stella originaria rimane soltanto un residuo di massa, generalmente sotto forma di stella di neutroni o buco nero.
Ma pare proprio che possano esserci altre tipologie di supernovae, che non rientrano completamente in una delle due categorie descritte sopra. Prendiamo il caso di una coppia di supernovae, 2005cz SN e SN 2005E, scoperte circa 5 anni fa. Entrambe si trovano in tipologie di galassie in cui il processo di formazione delle stelle è praticamente cessato. La prima nella galassia NGC 4589, a circa 80 milioni di anni luce di distanza e la seconda nella galassia NGC 1032, a circa 100 milioni di anni luce. In entrambi i casi gli astronomi avevano creduto di osservare il collasso esplosivo di stelle giganti. Ma luce risultante era troppo debole e la relativa intensità diminuiva troppo velocemente per adattarsi a questa categoria di supernovae. In più, per quanto detto sopra, le supernovae appartengono a due galassie troppo vecchie per le quali non si capisce come sia possibile che contengano ancora stelle giovani e giganti come quelle all'origine delle supernovae osservate.
In 2 articoli di Nature, gli astronomi hanno provato ad affrontare questo mistero. Nel primo articolo, focalizzato su 2005cz SN, l'autore Kawabata e il suo team della Hiroshima University , Giappone, hanno deciso di analizzare la variazione di intensità nel tempo. Dopo 6 mesi di osservazioni hanno evidenziato la presenza di una spiccata traccia spettrale di calcio, un elemento associato in genere alle supernovae a collasso di core (la seconda tipologia descritta). Il loro studio ha anche evidenziato che, nonostante NGC 4589 scarseggi di nuove stelle, la regione in cui si è verificato l'evento SN2005cz, mostra segni di recenti casi di formazione di stelle. Kawabata conclude, pertanto, che l'evento può essere giustificato come un tipo di supernova standard, IIa.
Caso chiuso? non proprio! Nel secondo articolo, l'autore Peret Hagai e colleghi dell'Harvard-Smithsonian Center for Astrophysics di Cambridge, Massachusetts, sostengono che la supernova rappresenti una variante della teoria delle coppie binarie. In questi due casi, però, entrambe le supernovae sono state generate da piccole masse, nane bianche ricche di elio invece che di idrogeno. Proprio come per SN 2005cz, il team ha trovato tracce di calcio anche in SN 2005E. Differentemente da Kawabata, però, sostengono che questa traccia possa essere la firma di un'esplosione termonucleare dell'elio aggiunto ad altri elementi della stella esplosa.
La questione è più che accademica. Stelle massiccie sono relativamente rare..forse troppo rare per aver disseminato galassie come la nostra di calcio in quantità paragonabili a quelle che osserviamo. Ma le nane bianche, invece, sono all'ordine del giorno e , anche se quelle ricche di elio sono meno frequenti, potrebbero risolvere il mistero dell'abbondanza di calcio osservata.











